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Al-Cantàra

Email: az.alcantara@googlemail.com
http://www.al-cantara.it
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alcantara_img2Dalla felice intuizione che un buon vino è “poesia”, e per farlo ci vuole “arte” nasce la nostra azienda: Al-Cantàra. Seppur giovanissima, siamo riusciti in poco tempo ad affermarci sul mercato sia per il connubio, unico e prezioso nel suo genere, tra uva, versi e pastelli, sia per la qualità dei vini, riconosciuta con alcuni premi di portata nazionale e internazionale: fra questi il Vinitaly e la Douja D’or nel 2008, nonché Pramaggiore e la selezione del Sindaco nel 2009.
L’azienda prende il nome dal fiume che lambisce la Contrada Feudo a Randazzo (Ct), presso la quale si trovano i nostri terreni. Abbiamo voluto denominarla Al-Cantàra non solo per sottolineare il legame con la terra siciliana, ma soprattutto perché “al-cantàra” in arabo significa “ponte”: e proprio come con un ponte, tradizionale simbolo di unione, l’azienda vuole collegare arte, vino e poesia. Il ponte, che collega un volto femminile con l’acqua fiumana, è peraltro diventato il nostro logo.
Ogni bottiglia è intrinsecamente “letteraria”, martogliana per la precisione, nella sua denominazione e artistica nella sua etichetta. Il poeta belpassese del secolo scorso è stato, infatti, la musa ispiratrice del giovane artista catanese Alfredo Guglielmino, che ha letto le opere di Martoglio, cui i vini si ispirano, ricreandone sapientemente l’atmosfera e riproponendo, in modo elegante e raffinato, il particolare sapore di ciascuna di esse in chiave figurativa. E così, ad esempio, “O’ scuru o’scuru” la silloge di sonetti siciliani sulla “maffia” – trattata chiaramente in chiave nient’affatto elogiativa o encomiastica – diventa il nome di un rosso DOC, sulla cui etichetta è rappresentato l’ambiente tipico delle osterie siciliane di qualche tempo addietro, colori cupi, avventore con bottiglia in una mano, penna d’oca nell’altra, intento a scrivere qualcosa sotto la fioca luce di una candela. O ancora, “Luci Luci”, da “luci luci picuraru”, quelle lucciole di cui il poeta parla nel primo dei sonetti, è l’etichetta dell’Etna Bianco DOC, in cui è raffigurato un pastore che riposa sereno, circondato da lucciole numerose, in una limpida notte siciliana.alcantara_img3
Ed è proprio sull’aspetto culturale dei vini che crediamo molto. In appena un anno abbiamo  peraltro fatto stampare ben quattro libri da cui sono state tratte le idee per le denominazioni, e in ogni cassetta di vini, in cui sono contenute quattro bottiglie, ciascuna in un elegante astuccio, ne è contenuto uno.
Otto prodotti (di cui un olio, anch’esso “martogliano”), un unico, deciso messaggio, peraltro assurto a slogan dell’Azienda: un buon vino è “poesia” e per farlo ci vuole “arte”. Recentemente, per l’ultimo vino in produzione, “Cappiddazzu”, l’orizzonte letterario si è arricchito, passando dai versi del Martoglio ad una produzione teatrale in dialetto siciliano scritta a quattro mani dallo stesso Martoglio e da Luigi Pirandello: “Cappidazzu paga tuttu” appunto.
Per l’implementazione dell’aspetto culturale dei nostri prodotti ci siamo avvalsi del prezioso aiuto di Sarah Zappulla Muscarà, Ordinaria di Letteratura Italiana presso l’Università degli Studi di Catania, occupatasi sia della consulenza letteraria sia della cura della stampa anastatica delle poesie martogliane; in particolare sono stati ristampati i seguenti tre libri di poesie:
-       O’SCURU O’SCURU
-       LA TRIPLICI ALLIANZA
-       ‘A TISTIMUNIANZA
Per l’aspetto artistico, come già detto ci ha aiutato Alfredo Guglielmino di Cartura.
L’Azienda si dedica, inoltre, ad una fervente ricerca e continua sperimentazione. Sull’Etna è stato deciso di impiantare Pinot Nero, come consigliato anni fa dal celebre enologo Tachis, e anche il Gewürz Traminer, vitigno nordico. Il terreno del vulcano etneo si caratterizza, infatti, per una copiosa fertilità, dovuta sia alla tipica predisposizione dei terreni vulcanici, sia al calore della lava che ne favorisce la fertilità, sia infine perché la cenere abbondante espulsa dal vulcano è un prezioso fertilizzante naturale.
Per l’aspetto più propriamente enologico l’Azienda si è servita del valido aiuto dell’enologo Vincenzo Angileri e dell’agronomo Nunzio Puglisi.
Ultimamente sono stati prodotti altri quattro vini destinati alla grande distribuzione organizzata.
Questa volta i vini prendono il nome dalle poesie di quattro autori diversi, vissuti in luoghi e tempi molto distanti: Lu veru piaciri, Etna DOC rosso, e La fata galanti, Nero d’Avola, rispettivamente di Micio Tempio, catanese, e di Giovanni Meli, palermitano, due tra i più grandi poeti siciliani che vissero tra il Settecento e l’Ottocento; Muddichi di suli, nerello mascalese, e Occhi di ciumi, Bianco viognier, l’una di Salvatore Di Pietro, l’altra di Alfio Antico, autori contemporanei.
L’azienda, ha con questa nuova linea corroborato il significato dell’ atavico simbolo di unione:  il ponte, Ha voluto infatti collegare il passato con il presente, la parte orientale della Sicilia con quella occidentale, i vitigni coltivati sull’Etna con quelli coltivati nel Marsalese.
Anche in questo caso, con una linea grafica più essenziale, ma altrettanto raffinata ed elegante, le etichette sono state realizzate dal maestro Alfredo Guglielmino di “Cartura”, che le ha interpretate dopo la lettura delle poesie. I brani sono riportati nel retro etichetta, in modo che ogni consumatore possa sorseggiare, nel contempo, vino e poesia, assecondando così lo spirito con cui è nata l’azienda: un buon vino è “poesia” e per farlo ci vuole “arte”.
web: http://www.al-cantara.it
e-mail: az.alcantara@googlemail.com



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Ultimo Aggiornamento: Понедельник, 20 Ноябрь 2017 11:37

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