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Giornata economia 2009

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Studi e Statistiche

logo_7_giornata_economia7^ Giornata dell'Economia: “Catania sta male, ma non malissimo. Sebbene in un quadro di debolezza storica i dati ci dicono che le città del Sud tengono meglio di molte altre italiane, e sicuramente meglio che in stati come la Germania”. Secondo i dati della Camera di Commercio di Catania presentati stamattina nel corso della “Giornata dell’economia” nel salone della Camera di Commercio, a cui hanno preso parte imprenditori, docenti universitari, economisti, associazioni di categoria, aziende e funzionari dell’ente camerale, il capoluogo etneo e la sua provincia presentano una realtà in chiaroscuro.

Il calo è generalizzato in tutti i settori, industria compresa, soprattutto quella edilizia. L’agricoltura rallenta, i centri commerciali non producono nuove risorse ma semmai le spostano, e le infrastrutture non sono all’altezza dei bisogni della popolazione incidendo negativamente pure sul turismo. La crisi è forte e- come sono oramai concordi gli analisti- diminuirà nel 2010 per poi scomparire forse non prima del 2011. “Ma è più una crisi indotta – sottolinea il presidente della Camera Pietro Agen- che strettamente locale. Forse perché siamo una realtà meno industriale. Ma mancano i fondamentali per poter garantire una rapida ripresa, e purtroppo anche la scolarizzazione. Pensiamo alle infrastrutture: regge solo la realtà portuale e il trasporto aereo. La soluzione? Bisogna spendere bene i soldi del Por, ad esempio, magari proprio per le infrastrutture. Solo così, forse, tra cinque anni potremo avere un salto di qualità . In fondo, i dati di Prometeia piazzano la Sicilia in fascia 2 insieme al Lazio, la Liguria e alla Val D’Aosta, Non è poi così male se pensiamo che l’optimum è rappresentato dalla fascia 1 e il peggio dalla fascia 4”.

Alla “Giornata dell’economia” hanno preso parte imprenditori, docenti universitari, economisti, associazioni di categoria, aziende e funzionari dell’ente camerale. Obiettivo: analizzare, per poi descrivere, l’economia reale della città, il trend delle imprese e della forza lavoro, i servizi, l’innovazione tecnologica e molto altro. I lavori sono stati aperti dal presidente Pietro Agen e da Francesco Parisi, direttore della sede provinciale della Banca d’Italia. Tra i relatori al focus “Le risorse per lo sviluppo”, Benedetto Puglisi professore a contratto di marketing turistico dell’Università di Catania (“Le risorse dello sviluppo turistico”), Rosario Faraci, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese dell’Università di Catania. Ha coordinato i lavori Alfio Pagliaro, segretario generale della Camera di commercio di Catania.

Per quest’ultimo, “nei fattori di competitività catanesi possiamo evidenziare tre elementi. Il primo è rappresentato dalla dinamica imprenditoriale, che segnaliamo come negativa. Nel 2007 si era registrata una contrazione di imprese di pari a 6689 imprese cessate, che nel 2008 diventano 8340. Il secondo elemento, stavolta positivo, è quello legato alla forza di attrazione del territorio rispetto agli investimenti. Un esempio è dato dal fatto che le assunzioni delle imprese con sede legale fuori Catania ma che investono nella nostra città, sono più alte rispetto alle assunzioni effettuate dalle imprese catanesi che invece investono fuori. Ultimo elemento da notare, sempre negativo è appunto quello legato alle infrastrutture, la cui dotazione nella nostra provincia è debole. E’ vero che Catania su questo fronte presenta un valore di ben tredici punti percentuali rispetto alle altre città, ma ciò avviene solo per la forte presenza di porto e aeroporto. La dotazione di reti viarie e ferroviarie, purtroppo è oggettivamente molto bassa”.

Rosario Faraci ha però sottolineato che a Catania “la voglia di fare impresa rimane intatta e cresce addirittura in alcuni settori dell’economia come i servizi, gli alberghi e i ristoranti”.

Ma ecco alcuni dei dati più interessanti riportati dal report presentato nel corso della “Giornata dell’economia”.

Un dato positivo:la diminuzione del numero di imprese individuali, e seppur lievemente delle società di persone, confrontato con un aumento costante delle società di capitali registratosi anche nel 2007 rispetto al 2006 con una percentuale dell’1%, è sintomo della propensione della nostra imprenditoria ad evolversi verso forme più complesse

A proposito di analisi della ricchezza accumulata dalle famiglie mediante il risparmio, ad esempio, Catania si conferma la seconda provincia in Sicilia per ricchezza accumulata - con 108.063 milioni di euro, oltre il 20% della ricchezza valore del patrimonio delle famiglie siciliane. Alla data del 31 dicembre 2008, il tessuto produttivo catanese è costituito da 85.916 imprese attive, su un totale di 102.964 imprese registrate. La sua struttura denota l’incidenza di un consistente numero di piccole e medie imprese (le ditte individuali rappresentano il 75,27% del totale delle imprese registrate) e di un numero limitato di grandi imprese.

La distribuzione, per settore economico, evidenzia una forte concentrazione delle imprese nei settori tradizionali: commercio 36,02%, agricoltura 20,59%, costruzioni 11,97%, attività manifatturiere 10,26%. Queste quattro categorie racchiudono da sole il 78,84% dell'intero tessuto produttivo.Gli altri settori dove si riscontra una significativa presenza sono immobiliari, noleggio, informatica (5,86%), servizi alla persona e sociali (4,0%), trasporti, magazzinaggio e comunicazione (3,59%), alberghi e ristoranti 2,85%. Rimane dunque modesta l'incidenza (in termini di numero di imprese) del settore alberghi e ristoranti, ovvero della ricettività alberghiera e servizi connessi, con una quota che, a livello provinciale, è del 2,85%, mentre risulta leggermente più alto quello di Catania (3,25%) .

Dal rapporto dei due indici - natalità e mortalità delle imprese- è possibile verificare il tasso di sviluppo determinatosi nell'anno 2008. I risultati purtroppo non sono confortanti e, seppur con percentuali diverse, l'intero Paese conta una prevalenza di imprese cancellate rispetto a quelle nate. Catania, in particolare, segna un tasso di sviluppo di - 1,8%, la Sicilia di -1,1% e l'Italia di -0,4%. Il dato di Catania fa riflettere sulle cause di tale contrazione di imprese. Se facciamo riferimento alla crisi, è forse possibile trovare una spiegazione comune alle diverse aree del Paese; ma l'effetto, in ogni caso, non sarebbe uniforme: più marcato il tasso negativo di sviluppo nel Sud che nel resto del Paese; più forte, laddove l'economia si caratterizza per una maggiore incidenza (in termini di imprese e di valore aggiunto) dei settori del commercio e dell'agricoltura, a differenza di quelle regioni in cui è più rilevante l'apporto del settore industriale.

All'interno del tessuto imprenditoriale catanese, il report sottolinea che le imprese artigiane attive ammontano a 19.527, rappresentando il 22,7% su un totale di 85.916 imprese attive (nel 2007 ammontavano a 19.809, pari al 22,7%). Trattasi di imprese che, per dimensione e forma organizzativa, costituiscono il pilastro portante della microimprenditorialità della provincia etnea. Il settore dell'artigianato in provincia di Catania registra un punto percentuale in più rispetto al dato della Sicilia, che si ferma al 21,7% (nel 2007 si contavano 85.826 imprese, pari al 22,1%), dato inferiore al dato nazionale che raggiunge una percentuale del 30,0% (30,2% nel 2007) .

Uno dei fattori di competitività di un territorio è il suo grado di internazionalizzazione, misurato attraverso diversi indicatori del commercio estero. Il dato relativo alla provincia di Catania non può interpretarsi, tuttavia, se non si guarda all'intero scenario nazionale, poiché il 2008 è stato un “anno nero”, con una crescita del valore in euro pari a zero sul dato dell'anno precedente. Sul piano merceologico, risultano sacrificate le esportazioni di beni e servizi del “made in Italy” che non hanno trovato il naturale sbocco nei mercati tradizionalmente interessati alle produzioni di nicchia del nostro Paese. Sul piano geografico si è registrata una “perdita secca” in alcuni mercati heavy user, come Francia (-41,35% rispetto al 2007), Regno Unito (-64,94%), Stati Uniti (-24,92%) e Spagna (-29,19%). Rimane stabile solo la Germania. Sono cresciute, rispetto al 2007, le esportazioni nei confronti di paesi come l'Algeria (201,47%), Emirati Arabi Uniti (59,70%), Arabia Saudita (180,52%), Taiwan (246,80%) che, con la loro dinamicità, hanno permesso di compensare il rallentamento delle esportazioni verso i paesi di tradizionale riferimento.

È proseguito intanto, e si è evoluto anche nella provincia etnea il fenomeno della riorganizzazione del sistema bancario che, ad effetto dei processi di fusione in gruppi bancari di maggiore dimensione, determina un ulteriore aumento degli sportelli bancari presenti nel territorio.

Si nota nel medio periodo 2000-2007 un trend positivo nella provincia di Catania (13,7%) in linea con la media Sud Italia (13,0%) ma inferiore al dato nazionale (17,8%)

Secondo l'ultimo dato disponibile, i depositi bancari a Catania aumentano del 3,8%, in misura sensibilmente superiore della media regionale 0,5% e sostanzialmente in linea con il dato nazionale; in ogni caso si nota nei diversi aggregati territoriali un generale rallentamento della dinamica dei depositi, segno di una limitata disponibilità finanziaria delle imprese e delle famiglie.

Più complessa risulta la valutazione del grado di competitività economica della provincia di Catania. Combinando diversi indicatori di benessere economico, i risultati sono modesti, soprattutto se confrontati ai valori più alti registrati in altre province.

Disponibili al download:

pdf_small.gif Report sull'Economia della provincia di Catania
pdf_small.gif La presentazione del Prof. Rosario Faraci
pdf_small.gif La presentazione del Prof. Benedetto Puglisi
jpg_small.gif La copertina del report sull'Economia della provincia di Catania

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